“Io dormo da solo”

Un albo illustrato in aiuto ai genitori dei piccoli italo-amburghesi

In questo periodo di sospensione delle nostre letture in italiano ai bimbi italo-amburghesi, non abbiamo mai smesso di cercare nuove storie da leggere, nuove illustrazioni in cui perderci, nuovi albi da sfogliare.

Scoprire novità, approfondire argomenti e modalità di approccio alla lettura, formarsi… ci stanno aiutando a mantenere ferma la speranza e a proiettarci in un prossimo futuro, quando finalmente sarà di nuovo possibile leggere ai bambini e incontrarsi tra famiglie.

Per questo motivo, quando ho avuto la possibilità di sfogliare l’albo “Io dormo da solo” scritto da Irene Marzi e illustrato da Nicoletta Manno, uscito a fine settembre per Valentina Edizioni, ho colto una potenziale e interessante lettura per la fascia più giovane dei nostri frequentatori delle letture animate (3-5 anni): un racconto delicato e ben illustrato sul tema del co-sleeping, affrontato in maniera del tutto diversa rispetto a quanto accade qui in Germania.

La storia

Giulio è un simpatico bimbetto sui tre anni o giù di lì, che non ne vuole sapere di andare a dormire da solo, nella sua bellissima cameretta. Il rituale per andare a nanna e aiutare a lasciarsi andare al sonno è “da manuale”: luci abbassate, pigiamino, denti, pipì, storia della buonanotte… ma non c’è verso di fargli lasciare il caldo posticino nel lettone di mamma e papà. Però Lettino, con l’aiuto della mamma (e quello indiretto dei componenti della sua cameretta che contribuiscono a creare un ambiente sicuro e accogliente), riesce nell’intento di convincere il piccolo protagonista, che alla fine prende la decisione urgente e improrogabile di dormire da solo! (con tanto di punto esclamativo)

Perché può essere una lettura stimolante per i nostri piccoli italo-amburghesi?

Devo confessare che questo albo illustrato mi ha subito convinto per quanto riguarda il linguaggio visivo e il personalissimo stile delle illustrazioni di Nicoletta Manno (che alludono in qualche modo alle pulcette di Beatrice Alemagna) e per il punto di vista empatico e peculiare offerto dall’autrice Irene Marzi nell’affidare la voce narrante al lettino, ma ha suscitato in me anche qualche resistenza, dovuta alla mia personale visione su come affrontare da genitore un tema così delicato e individuale nello sviluppo del bambino, quale il co-sleeping.

In generale, e a livello del tutto personale, non sono una grande amante dei libri “medicina”, nati espressamente per risolvere un determinato problema “educativo”. Ritengo che la gestione di una fase così delicata non possa non passare attraverso la personalità e fase di sviluppo di ogni singolo bambino e dalla “alchimia” di esigenze e relazioni di ogni nucleo familiare. 

Tuttavia riconosco che un albo illustrato come questo possa essere di grande aiuto alle famiglie italiane, che si trovano ad affrontare questioni pratiche di genitorialità con un patrimonio culturale differente rispetto all’ambiente in cui vivono e con cui sono costrette a raffrontarsi.

E ciò proprio per quegli stessi motivi che sulla mia pelle hanno suscitato qualche perplessità:

  • I “libri medicina”, ossia libri scritti espressamente per affrontare una certa difficoltà a carattere “educativo”, dando più importanza al conseguimento di un particolare obiettivo piuttosto che alla storia in sè, sono quasi del tutto assenti nella panoramica editoriale tedesca dedicata all’infanzia. Ad esempio, in Germania, gli stessi mini libri da lettura condivisa dedicati al rituale della buonanotte non focalizzano l’attenzione sul “dove” si dorme (lettone, lettino, nella camera dei genitori o da soli…) quanto piuttosto offrono simpatiche storie in cui i protagonisti arrivano ad un lungo sonno rigenerante (non importa dove). La differenza degli obiettivi fa sì che i genitori di cultura italiana si sentano molto spesso soli e spaesati e non riescano a confrontarsi appieno con le altre famiglie che li circondano, senza gli strumenti adatti per cercare da soli spunti per risolvere quel particolare problema. Il “libro medicina” in questo senso può essere per loro forse l’unico esempio nel dimostrare con le proprie parole al bambino che il “problema” non è solo suo, ma di tanti altri;
  • Mentre il pediatra tedesco si focalizza molto strettamente sulle questioni mediche legate allo sviluppo del bambino e si limita a fornire al genitore semplici opuscoli sulle linee guida per far fronte alle problematiche legate alla crescita (allattamento, svezzamento, sonno, esposizione agli schermi, attività fisica…) senza fornire prescrizioni o consigli specifici, il genitore italiano è invece abituato a far riferimento alle istruzioni del medico anche per tutta la sfera legata alla puericultura. Per questo motivo, molto spesso quassù si sente sperso e non seguito pienamente nelle questioni legate alle normali fasi di crescita del proprio bambino. “Io dormo da solo” può essere per loro rassicurante, una sorta di guida in famiglia per raggiungere assieme al proprio bambino quell’obiettivo auspicato di un sonno autonomo e indipendente.
  • Le storie tedesche per la buonanotte per i più piccolini hanno essenzialmente per protagonista animali in cui immedesimarsi: mamme e papà con i loro cuccioli in ogni forma animale suscitano tenerezza e aiutano il bambino a concentrarsi sul sentimento, lasciando libera l’individualizzazione di chi legge. Con un’attitudine tutta italiana, Irene Marzi ha avuto il colpo di genio di dar vita agli elementi dell’ambiente del bambino, facendoli diventare un vero e proprio gruppo di amici, ciascuno colorato, con un nome e la propria voce. In questo modo, il piccolo lettore prende coscienza e fa “amicizia” con l’ambiente che lo circonda e lo deve accogliere nel delicato momento dell’addormentamento. È un modo caldo e “coccoloso” per “prendere le misure” con l’ambiente, gli oggetti e le routine quotidiane che circondano il bambino in quella precisa fase di sviluppo, meno asettica e “enciclopedica” dei Wimmelbücher così apprezzati tra i 3-5enni di queste latitudini.

Con questa prima lettura personale, mi sento di concludere che “Io dormo da solo” può essere un valido albo illustrato scritto per noi genitori, per aiutarci a trovare soluzioni creative e pratiche per superare una questione complessa per gli equilibri della famiglia nel processo di crescita dei nostri figli. 

A maggior ragione quando si tratta di genitori “spaesati”, che si ritrovano in contesti culturali differenti da quelli di origine e senza il sostegno di una visione comune della questione; proprio perché le modalità di scrittura di Irene Marzi rispecchiano psicologie e approcci tipicamente nostri, in cui ci viene più facile riconoscerci.

E i bambini? Quali emozioni suscitano in loro una narrazione di questo tipo? 

A queste domande vorrei tentare una risposta quando riprenderemo le letture in presenza, a meno che qualche famiglia italo-amburghese non lo abbia presto tra le mani e ci faccia sapere cosa ne pensano i loro bimbi.

Perché osservare le reazioni dei più piccoli ed avere il loro punto di vista personale rispetto a questa narrazione sarebbe in ogni caso particolarmente interessante, può portare a piacevoli colpi di scena… e magari condurci ad una piacevole lettura animata!

“Io dormo da solo”, di Irene Marzi e Nicoletta Manno, Settembre 2020, Valentina Edizioni – dai 3 anni

4 pensieri riguardo ““Io dormo da solo”

  1. Non ho ancora figli ma credo che, in generale e a prescindere dal fatto che si viva in Italia o all’estero, questo tipo di libri abbia una sua utilità oltre ad una sua bellezza intrinseca legata alla storia adatta ai più piccoli. Quindi non potrei che consigliarlo anche a genitori tedeschi che sono sprovvisti da questo tipo di letteratura, da quello che ho capito.
    Maria Domenica

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